IL MITOIl mito racconta che a causa di una maledizione i due figli maschi di Edipo, Eteocle e Polinice, si siano dati la morte a vicenda, l'uno per difendere Tebe e l'altro per distruggerla. Che il re Creonte abbia ordinato la sepoltura di Eteocle in quanto eroe e sentenziato che Polinice restasse insepolto per il gesto che aveva compiuto. Che fosse messo a morte chiunque andasse contro questo ordine.
Antigone è loro sorella, decide di adare contro la legge fatta da un uomo per adempiere alla legge non scritta proveniente dagli dei, che dice di seppellire e onorare i propri familiari una volta morti. Per questo motivo Creonte decide come pena per lei che venga a sua volta seppellita. Viva.
SOFOCLEQuesto mito è ripreso dal tragrediografo Sofocle, che scrive l' "Antigone" attorno al 442 a.C., evidenziando il conflitto tragico che scaturisce dallo scontro fra due posizioni che sono entrambe valide ma inconciliabili: la legge divina (rappresentata da Antigone) e quella umana (rappresentata da Creonte).
Antigone:Il personaggio di Antigone è animato dalla propria devozione, anche a costo della morte, per far rispettare leggi non scritte che "non da adesso, nè da ieri, ma da sempre vivono, nè alcuno sa quando alla luce apparvero"
(vv. 456-457). E' da subito messa in rilievo rispetto alla sorella Ismene inquadrata come carattere più comune e timoroso di far emergere la propria idea. Antigonone non accetta la discriminazione di Creonte tra fratelli morti sulla base della loro condotta in vita: l'odio e i contrasti appartengono ai vivi, non ai morti. La sua accettazione della propria morte non esclude il rimpianto della vita, che va oltre il confilitto tragico è diventa il vero simbolo della sofferenza umana e della sua solitudine rispetto al corpo sociale contrastante.
Creonte:Creonte è assertore dell'assolutezza dello stato, che si spinge col suo dispotismo anche oltre i limiti della morte, dettando legge dove nessuna autorità terrena avrebbe il diritto di arrivare. Antepone il proprio intelletto e i propri criteri etici alla legge morale, fortemente convinto di essere nel giusto, disposto ad andare anche contro i responsi del vate Tiresia pur di non tradire i suoi piani. Rappresenta la nuova mentalità sofistica, il distaccamento dalle tradizioni, il "nuovo".
Alla fine riesce a convertire in modo quasi impossibile per un essere umano la vita e la morte: Polinice rimarrà insepolto, morto nel regno dei vivi, mentre Antignoe verrà sepolta, viva nel regno de morti.
"Nessun poeta o pensatore, credo, è riuscito a esprimere in modo più sublime e completo il 'crimine contro la vita' " (G. Stainer,
Le Antigoni, Milano 1952, pp. 318-319)

La Federazione

Uomini senza fallo, semidei
che vivete in castelli inargentati,
che di gloria toccaste gli apogei,
noi che invochiam pietà siamo i drogati.
Dell'inumano varcando il confine
conoscemmo anzitempo la carogna
che ad ogni ambito sogno mette fine:
che la pietà non vi sia di vergogna.
Banchieri, pizzicagnoli, notai,
coi ventri obesi e le mani sudate,
coi cuori a forma di salvadanai,
noi che invochiam pietà fummo traviate.
Navigammo su fragili vascelli
per affrontar del mondo la burrasca,
ed avevamo gli occhi troppo belli:
che la pietà non vi rimanga in tasca.
Giudici eletti, uomini di legge,
noi che danziam nei vostri sogni ancora
siamo l'umano desolato gregge
di chi morì con il nodo alla gola.
Quanti innocenti all'orrenda agonia
votaste decidendone la sorte,
e quanto giusta pensate che sia
una sentenza che decreta morte?
Uomini, cui pietà non convien sempre,
male accettando il destino comune,
andate, nelle sere di novembre,
a spiar delle stelle al fioco lume,
la morte e il vento, in mezzo ai camposanti,
muover le tombe e metterle vicine
come fossero tessere giganti
di un domino che non avrà mai fine.
Uomini, poiché all'ultimo minuto
non vi assalga il rimorso ormai tardivo
per non aver pietà giammai avuto
e non diventi rantolo il respiro:
sappiate che la morte vi sorveglia
gioir nei prati o fra i muri di calce,
come crescere il gran guarda il villano
finché non sia maturo per la falce.

