La Storia

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Young Dryass
view post Posted on 5/4/2008, 15:51Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 11/12/2009, 01:41


Siamo abituati a pensare alle grandi catastrofi, quelle che hanno portato ad estinzioni di massa, dei dinosauri, per esempio, come eventi molto remoti, ma ce n'è una piuttosto interessante che ci è relativamente vicina, tra i dieci ed i dodicimila anni fa. I nostri antenati erano già in gran parte diffusi nel modo in cui sono oggi. I ghiacci già da un po’ avevano cominciato a ritirarsi, gli antenati degli indiani d’America, di ceppo cinesoide, avevano già raggiunto il continente americano, erano in corso la colonizzazione delle isole del Pacifico e gli antenati degli australiani erano già in situ.
In Europa ceppi di popolazione di lingua proto-basca, vissute probabilmente fino ad allora lungo le coste, cominciavano a penetrare nell’interno seguendo i corsi d’acqua, all’ombra delle immense foreste cresciute dove, fino a poco tempo prima, c’erano delle calotte glaciali.
L’agricoltura era ancora di là da venire, ma in certe aree è possibile che le graminacee spontanee permettessero già l’esistenza di comunità umane più folte e stanziali, nella Valle del Nilo, forse.
Intanto l’intero ecosistema eurasiatico e nordamericano si spostava verso settentrione. Parte di questo ecosistema era una piccola margherita, nota come Dryass, molto tipica perché adattata a vivere proprio al limite dei ghiacciai, il suo polline, rintracciabile nei sedimenti, ci indica con una certa precisione lo stato del clima dell’epoca. Al nome di questo piccolo fiore è legato quello della catastrofe che stava per avvenire: Young Dryass, in inglese. In Italiano periodo del dryass recente.
In America si estinse, praticamente all’improvviso, il 70% circa della cosiddetta megafauna. Un insieme impressionante di animali di grandi dimensioni, come il mylodon, un bradipo più grande di un orso, l’armadillo gigante, certi bizzarri camelidi parenti degli odierni lama, il bisonte primigenio, più grande di quello attuale, mastodonti e rinoceronti lanosi vari, castori fuori scala, una specie di cavallo diverso da quello eurasiatico e, naturalmente, i predatori che di questi animali si nutrivano, come la terribile tigre dai denti a sciabola ed altri felini. In Eurasia si estinsero i mammuth, anche se pare che alcune popolazioni insulari siano sopravvissute fino ad epoche più recenti, ed i rinoceronti lanosi.
Cos’era successo? Qualcuno da la colpa all’uomo, e certamente ci dovettero essere impressionanti barbecue. Ma non fu certamente colpa dell’uomo la brusca interruzione del riscaldamento postglaciale che si ebbe inaspettata a quel tempo.
Secondo la ricostruzione più gettonata successe che, al centro dello scudo canadese, ancora coperto di ghiacci, si fosse formato un enorme lago di fusione. Più grande di parecchie volte rispetto all’area degli attuali grandi laghi, che in qualche modo ne sono gli eredi, questo lago è stato battezzato Lago di Agassiz, dal nome di un celebre geologo.
In un primo momento il lago di Agassiz era drenato da una passaggio che ne riversava le acque nelle grandi pianure del nordamerica, formando un fiume, probabilmente di una portata inimmaginabile oggi, che seguiva grossolanamente il percorso del Mississipi-Missouri, riversandosi nel Golfo del Messico. Un fiume di acque, almeno inizialmente, gelide, che, nella mia immaginazione, ricoprivano le pianure di immense e costanti nebbie, popolate dalle bizzarre e confuse sagome degli animali della megafauna.
Ma col procedere del riscaldamento il lago si allargò, espandendosi verso oriente fino ai bordi dell’Atlantico, una sottile barriera di ghiaccio finì per separare le acque dolci del lago da quelle salate, e relativamente calde, dell’oceano. Quando questa barriera cedette la quasi totalità delle acque del lago di Agassiz si riversò nello spazio tra America e nord Europa con un impatto terrificante. Ma il peggio doveva ancora avvenire.
Probabilmente la massa di acqua fredda e dolce interruppe il cosiddetto “nastro trasportatore Atlantico, il meccanismo (che oggi tutti chiamano, sbagliando, Corrente del Golfo) che trasferisce calore dall’Atlantico tropicale a quello subpolare. Altrettanto probabilmente quello stesso meccanismo doveva essere più intenso ed efficace di oggi, alimentato proprio dalla discesa di acque dolci nel Golfo del Messico provenienti dal Lago Canadese. Anche altri fattori dovettero entrare in gioco, per esempio a causa dell’inaridimento almeno parziale del grande fiume che attraversava gli attuali Stati Uniti. Fatto sta che l’intero meccanismo del clima dovette cercarsi un nuovo equilibrio, e questo fu verso il freddo.
Lo studio dei pollini ci dice che la piccola margherita detta Dryass, dopo essere risalita, per lungo tempo, verso nord, improvvisamente invertì la sua marcia e tornò verso sud. Dietro di lei le calotte glaciali, inarrestabili, si impadronirono dei continenti settentrionali.
Ci vollero più di mille anni perché il processo si invertisse e le temperature tornassero a salire.
Quando lo fecero della megafauna non era rimasto più vivo nulla, né in Nordamerica né in Sudamerica. Sembra che qualche Mammuth, di piccole dimensioni, fosse sopravvissuto nelle isole circumpolari come Novajia Zemlia, ma non durò.
Cominciava l’era dell’uomo.


anni

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view post Posted on 5/4/2008, 18:39Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 20/12/2009, 10:29


Per l'estinzione nel nord america potrebbe anche essere un 'ipotesi su cui discutere, ma nel sud america?

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view post Posted on 5/4/2008, 20:07Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 7/12/2009, 16:41


non conoscevo affatto questa vicenda...vedi che non sei inutile Nanni?:-P sei una fonte di notizie e chicche

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view post Posted on 5/4/2008, 21:15Quote
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Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 22:56, 24 minuti fa


Quoto Lemures, ma in realtà Nanni è più capizioso: ha scritto "Io non servo nessuno", sono io che ho continuato il giuoco dicendo che serviva a noi.

Dopo i complimenti sia per il giochetto lingustico che per questo topic, una precisazione metodologica: lo studio dei pollini nei sedimenti è estremamente complicato: i pollini sono microscopici e le possibilità di inquinamento con pollini presenti nell'ambiente molto alto. Se avessimo ancora con noi gli archeologi ci potrebbero dire di più.

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view post Posted on 5/4/2008, 22:32Quote
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Pare che, tra l'altro, questa glaciazione sia avvenuta in un periodo piuttosto breve, circa 40 anni.

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view post Posted on 6/4/2008, 09:55Quote
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"L'evento di Agassiz" come anche viene chiamato il Dryass recente, fu una specie di mini glaciazione. Si instaurò in tempi brevissimi, non so se quarant'anni, comunque qualcosa del genere. Poi però ci vollero circa duemila anni perché il guasto compisse il suo ciclo, toccasse il culmine e finisse per ripararsi.

Non so molto sulle conseguenze nell'emisfero sud, anche se dovettero sicuramente essercene. Però la fauna del Sud America era già stata profondamente destabilizzata alcune decine di migliaia di anni prima, quando era riemerso l'itsmo di Panama, prmettendo agli animali dell'emisfero nord di attraversarlo.

Per moltissimi animali che popolavano l'America meridionale non ci fu scampo, si estinsero, per esempio, i notoungulati, il cui rappresentante più notevole era il Toxodonte, un animale dalle dimensione, e probabilmente dalle abitudini, simili a quelle dell'ippopotamo. Nulla poterono contro i feroci ed evoluti predatori provenienti da nord.

Tuttavia non fu un processo né breve né lineare. Alcuni animali fecero il percorso contrario, tra questi l'opossum, l'unico marsupiale vivente al di fuori dell'area dell'Oceania, un animale dall'incredibile vitalità e capacità di adattamento, che pare stia tuttora spostando il suo areale verso settentrione.

A tentare la colonizzazione del Nord America ci furono anche i più feroci predatori sudamericani: certi uccellacci enormi (fino a sei metri d'altezza) che uccidevano le loro prede a calci: gli uccelli del tuono. Tuttavia non durarono a lungo, i loro più stretti parenti ancora in vita sono i Roadrunner, poco più grossi dei polli... Avete presente Beep Beep? Quelli.

E' anche probabile che alcuni dei rappresentanti della megafauna nordamericana provenissero dal sud, ma non saprei proprio dire quali. Di fatto il Sudamerica si ritrovò praticamente privo di animali di taglia medio-grande, ad eccezione dei lama.

Viva è comunque la tradizione del mapinguary, che qualcuno, di tanto in tanto, sostiene di aver avvistato nel folto di qualche regione amazzonica, e che dovrebbe essere il bradipo gigante. Forse sopravvissuto in qualche nicchia fino ad età recente.

Di fatto l'unica megafauna esistente oggi è quella africana e, in parte, asiatica tropicale, con i suoi rinoceronti, elefanti, ippopotami, giraffe eccetera. Anche se potremmo rimpiangere bestioni come gli Uintatherium e i Baluchiterium, estintisi nel normale corso delle cose naturali.

Nanni

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view post Posted on 6/4/2008, 14:01Quote
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gli archeologi sono entrambi impegnati con le tesi quindi hanno poco tempo per frequentare il topic...

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view post Posted on 3/10/2008, 13:26Quote
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Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 22:56, 24 minuti fa


Vi posto un link che trovo interessante: http://clima.meteogiornale.it/2008/03/19/s...-younger-dryas/

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Non so che dirne, Bradipo, tranne che ho l'impressione che gli asteroidi (Se si parla di carbonio dovremmo avere a che fare con un asteroide, non con una cometa) stanno diventando un po' troppo una spiegazione buona per tutti gli usi.

Ultimamente poi ho letto che, cronologie recenti e più accurate, dimosrerebbero che l'evento di Agassiz, cioè il rovesciamento nell'Atlantico settentrionale di un'enorme massa di acqua dolce, non coinciderebbe affatto con l'inizio dello Young Dryass...

Insomma, ne sappiamo ancora troppo poco sul passato, anche su quello solo mediamente remoto.

Nanni

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view post Posted on 3/10/2008, 18:30Quote
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Nanni concordo con te sulle le mode scientifiche: per ora tutto asteroidi.




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