Siamo abituati a pensare alle grandi catastrofi, quelle che hanno portato ad estinzioni di massa, dei dinosauri, per esempio, come eventi molto remoti, ma ce n'è una piuttosto interessante che ci è relativamente vicina, tra i dieci ed i dodicimila anni fa. I nostri antenati erano già in gran parte diffusi nel modo in cui sono oggi. I ghiacci già da un po’ avevano cominciato a ritirarsi, gli antenati degli indiani d’America, di ceppo cinesoide, avevano già raggiunto il continente americano, erano in corso la colonizzazione delle isole del Pacifico e gli antenati degli australiani erano già in situ.
In Europa ceppi di popolazione di lingua proto-basca, vissute probabilmente fino ad allora lungo le coste, cominciavano a penetrare nell’interno seguendo i corsi d’acqua, all’ombra delle immense foreste cresciute dove, fino a poco tempo prima, c’erano delle calotte glaciali.
L’agricoltura era ancora di là da venire, ma in certe aree è possibile che le graminacee spontanee permettessero già l’esistenza di comunità umane più folte e stanziali, nella Valle del Nilo, forse.
Intanto l’intero ecosistema eurasiatico e nordamericano si spostava verso settentrione. Parte di questo ecosistema era una piccola margherita, nota come Dryass, molto tipica perché adattata a vivere proprio al limite dei ghiacciai, il suo polline, rintracciabile nei sedimenti, ci indica con una certa precisione lo stato del clima dell’epoca. Al nome di questo piccolo fiore è legato quello della catastrofe che stava per avvenire: Young Dryass, in inglese. In Italiano periodo del dryass recente.
In America si estinse, praticamente all’improvviso, il 70% circa della cosiddetta megafauna. Un insieme impressionante di animali di grandi dimensioni, come il mylodon, un bradipo più grande di un orso, l’armadillo gigante, certi bizzarri camelidi parenti degli odierni lama, il bisonte primigenio, più grande di quello attuale, mastodonti e rinoceronti lanosi vari, castori fuori scala, una specie di cavallo diverso da quello eurasiatico e, naturalmente, i predatori che di questi animali si nutrivano, come la terribile tigre dai denti a sciabola ed altri felini. In Eurasia si estinsero i mammuth, anche se pare che alcune popolazioni insulari siano sopravvissute fino ad epoche più recenti, ed i rinoceronti lanosi.
Cos’era successo? Qualcuno da la colpa all’uomo, e certamente ci dovettero essere impressionanti barbecue. Ma non fu certamente colpa dell’uomo la brusca interruzione del riscaldamento postglaciale che si ebbe inaspettata a quel tempo.
Secondo la ricostruzione più gettonata successe che, al centro dello scudo canadese, ancora coperto di ghiacci, si fosse formato un enorme lago di fusione. Più grande di parecchie volte rispetto all’area degli attuali grandi laghi, che in qualche modo ne sono gli eredi, questo lago è stato battezzato Lago di Agassiz, dal nome di un celebre geologo.
In un primo momento il lago di Agassiz era drenato da una passaggio che ne riversava le acque nelle grandi pianure del nordamerica, formando un fiume, probabilmente di una portata inimmaginabile oggi, che seguiva grossolanamente il percorso del Mississipi-Missouri, riversandosi nel Golfo del Messico. Un fiume di acque, almeno inizialmente, gelide, che, nella mia immaginazione, ricoprivano le pianure di immense e costanti nebbie, popolate dalle bizzarre e confuse sagome degli animali della megafauna.
Ma col procedere del riscaldamento il lago si allargò, espandendosi verso oriente fino ai bordi dell’Atlantico, una sottile barriera di ghiaccio finì per separare le acque dolci del lago da quelle salate, e relativamente calde, dell’oceano. Quando questa barriera cedette la quasi totalità delle acque del lago di Agassiz si riversò nello spazio tra America e nord Europa con un impatto terrificante. Ma il peggio doveva ancora avvenire.
Probabilmente la massa di acqua fredda e dolce interruppe il cosiddetto “nastro trasportatore Atlantico, il meccanismo (che oggi tutti chiamano, sbagliando, Corrente del Golfo) che trasferisce calore dall’Atlantico tropicale a quello subpolare. Altrettanto probabilmente quello stesso meccanismo doveva essere più intenso ed efficace di oggi, alimentato proprio dalla discesa di acque dolci nel Golfo del Messico provenienti dal Lago Canadese. Anche altri fattori dovettero entrare in gioco, per esempio a causa dell’inaridimento almeno parziale del grande fiume che attraversava gli attuali Stati Uniti. Fatto sta che l’intero meccanismo del clima dovette cercarsi un nuovo equilibrio, e questo fu verso il freddo.
Lo studio dei pollini ci dice che la piccola margherita detta Dryass, dopo essere risalita, per lungo tempo, verso nord, improvvisamente invertì la sua marcia e tornò verso sud. Dietro di lei le calotte glaciali, inarrestabili, si impadronirono dei continenti settentrionali.
Ci vollero più di mille anni perché il processo si invertisse e le temperature tornassero a salire.
Quando lo fecero della megafauna non era rimasto più vivo nulla, né in Nordamerica né in Sudamerica. Sembra che qualche Mammuth, di piccole dimensioni, fosse sopravvissuto nelle isole circumpolari come Novajia Zemlia, ma non durò.
Cominciava l’era dell’uomo.
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